Sempre più famiglie del Sud a rischio povertà a causa delle spese sanitarie

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Nel 2016, secondo l’Indice di performance sanitaria (Ips) dell’istituto Demoskopika, circa 10 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa o perché non si fidano del sistema sanitario italiano così come espletato nella propria realtà territoriale. Rispetto al 2015 il sistema sanitario nazionale perde in termini di efficienza del servizio. Questa perdita è costata oltre 310 milioni di euro, con delle spese legali che hanno superato l’ammontare di 190 milioni di euro.

L’Ips ha raggruppato le regioni in tre fasce. Nella fascia delle regioni “sane” troviamo solo territori del Nord: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige. Tra quelle “influenzate, si annoverano Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Umbria, Molise, Veneto, Liguria, Friuli Venezia-Giulia e Lazio. Gli ultimi posti, quelli delle regioni “malate”, riportano solamente le regioni del Sud (Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria).

Il dato peggiore riguarda l’indicatore ‘famiglie impoverite’: nel 2016 sono state colpite 300 mila famiglie, con vette da record in Calabria e in Sicilia. L’indicatore considera quelle famiglie residenti che a causa delle spese sanitarie out of pocket (visite specialistiche, case di cura, ticket…) sono scese al di sotto della soglia di povertà. Dall’ultimo posto in su, ritroviamo Calabria, Sicilia, Abruzzo e Campania. Il punteggio migliore è stato registrato da Piemonte, Trentino-Alto Adige ed Emilia Romagna.

Per quanto riguarda la soddisfazione dei servizi sanitari, il Trentino-Alto Adige si conferma al primo posto; con la Puglia in caduta libera. Nella mobilità attiva (la percentuale di cittadini non residenti nella regione scelta per il ricovero), il primo posto va al Molise, mentre l’ultimo è occupato dalla Sardegna. Al contrario, invece, per la mobilità passiva (la percentuale che indica quanti cittadini hanno preferito lasciare la regione per ricoverarsi altrove), i lucani si sono dimostrati i più diffidenti: i cittadini lucani che preferiscono curarsi in un’altra regione sono talmente tanti che la Basilicata registra un 24,1% di residenti in fuga presso altre strutture sanitarie regionali. La Lombardia invece registra il numero più basso di reseidenti che preferiscono andare a ricoverarsi altrove.

Se il Trentino-Alto Adige è la prima regione in termini di soddisfazione dei pazienti, si conferma invece all’ultimo posto per ciò che concerne i costi della politica: in termini pro-capite, per indennità, rimborsi, ritenute erariali e contributi previdenziali per gli organi istituzionali sono stati spesi 10,1 euro di spesa pro-capite (10,7 milioni di euro). La realtà più parsimoniosa è rappresentata dalle Marche, regione che ha speso 1,5 euro 2,3 milioni in totale, con 1,5 euro di spesa pro-capite.

 Nel 2016, le spese legali per contenzioso e sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario ammontano a poco più di 191 milioni di euro (circa 523 mila euro al giorno). La maglia nera va alla Calabria che, con una spesa pro-capite di 9,9 euro (e una spesa totale pari a 19,6 milioni di euro), guida la classifica dei peggiori. Un dato ancor più sconfortante se si considera che la media italiana della spesa legale della sanità è di poco superiore a 3,3 euro pro-capite. Nella parte più bassa della classifica, ritroviamo la Basilicata con 6,9 euro di spesa pro-capite (4 milioni di euro), l’Abruzzo con 5,7 (7,6 milioni), la Toscana con 5,7 (21,4 milioni), la Sicilia con 5,6 (28,3 milioni) e la Campania con 5,5 (32 milioni).

Il primato del Sud si registra in termini di spesa sanitaria:la spesa più performante si è registrata in Campania (1689 euro per ogni residente), in Sicilia (1696 euro) e in Calabria (1698). Nella parte più bassa della classifica, ritroviamo il Trentino-Alto Adige, con una spesa sanitaria per cittadino residente pari a 2198 euro, preceduto al penultimo posto dalla Valle d’Aosta (2051) e, all’ultimo posto, dal Molise (2.039 euro).

Francesco Averna

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