L’odio corre in Rete: sempre più utenti la utilizzano per questo scopo

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Tra gli internauti, si stanno facendo strada degli utenti che utilizzano l’internet per sfogarsi, mostrando odio e intolleranza soprattutto verso l’Altro, il diverso a trecentosessanta gradi.

C’è chi invoca Hitler, contro ebrei, “negri”, cinesi e altre popolazioni non occidentali. C’è chi rimpiange i gloriosi tempi del passato fascista italiano. C’è chi insulta gli omosessuali con parole pesanti: “frocio”, “ricchione” e “finocchio” con tanto di gravi offese rivolte ai sostenitori e ai simpatizzanti dei diritti lgbt. C’è chi se la prende con le donne e chi, offendendo pesantemente con insulti sessisti, si scaglia contro un ministro, una giornalista, una sindaca o altre donne in carriera. E, nell’epoca della post-verità, c’è chi non fa altro che pubblicare post anti-immigrati, infischiandosene della verità o falsità dell’informazione pubblicata da sedicenti testate giornalistiche.

È la popolazione web degli internet haters: utenti che nutrono una irriducibile ostilità nei confronti di uomini e donne, utilizzando un linguaggio violento e celandosi dietro nickname. «È come se la rete – spiega Silvia Brena, fondatrice di Vox, l’Osservatorio sui diritti – fosse un gigantesco lavatoio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove verrebbero censurate: l’interlocutore non è presente, non è un individuo in carne e ossa, e quindi non ci si cura dei suoi sentimenti».

Non esiste un identikit ben definito dell’internet hater. Sono uomini e donne, d’ogni età, giovani e meno giovani che, semplicemente, sfruttano la “democrazia” della Rete per farsi spazio con offese d’ogni genere.

Negli ultimi anni, secondo quanto rilevato dallo studio “Discorsi d’odio e social media” di Arci e Cittalia (all’interno del progetto internazionale Prism project), da quando i social networks sono diventati il luogo politico principale, sono cresciuti esponenzialmente gli episodi di intolleranza, razzismo e xenofobia nel web. In questo contesto virtuale, usare parole d’odio crea consenso elettorale. A sostegno di questa tesi vi sono i numerosi messaggi razzisti e xenofobi lanciati da alcuni personaggi politici nostrani.

In base alle segnalazioni inoltrate all’Osservatorio interforze contro gli atti discriminatori (Oscad), comprendiamo come non sono i gruppi politici i principali haters online: ma tutt’altro. «Su 350 episodi denunciati relativi alla violenza verbale in rete – afferma Stefano Chirico (vice questore aggiunto della Polizia di Stato e membro dell’Oscad), in un’intervista al Fatto.it – la maggioranza ha come autori semplici cittadini».

Francesco Averna

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