Dopo l’espulsione di due simpatizzanti dell’Isis, a Scicli c’è paura e preoccupazione

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A seguito dell’atto di espulsione da parte del Ministero dell’Interno di due trentenni tunisini da Scicli simpatizzanti dell’Isis, in città c’è un sentimento diffuso di paura e preoccupazione. Sui social si manifesta il senso di disorientamento e di paura, accompagnato dalle immancabili degenerazioni razziste e xenofobe nei confronti dei musulmani in genere.

Comprensibile che nella ridente cittadina costiera del profondo Sud della Sicilia si tratta di un fulmine a ciel sereno in un contesto percepito come lontanissimo dal rischio jahdista, che sinora ha prediletto le grandi città metropolitane. In città è presente un’ampia comunità di islamici perfettamente integrati nel tessuto produttivo e sociale. Alla luce del recente fatto di cronaca occorre porsi qualche domanda su quanto il terrore nero non sia così lontano.

Il primo cittadino di Scicli, in occasione del consiglio comunale di ieri, ha spiegato che esistono segnali preoccupanti, in tal senso, all’interno delle scuole stesse della città. “Non al liceo – spiega il primo cittadino – ma piuttosto alle scuole medie. Figli di giovani genitori che appartengono a una nuova immigrazione, e che sono meno integrati rispetto ad altri che oggi hanno figli ventenni completamente integrati”.

Sempre il primo cittadino ha spiegato come per le festività pasquali ci fosse un vero e proprio allarme su Comiso e Scicli, e che è stato fatto il massimo, con grande discrezione, per presidiare il territorio in modo eccezionale, al fine di garantire la serenità ai cittadini e pronti ad agire. 

Dunque, da ieri, il califfato è più vicino di quanto non si possa pensare. E la comunità, scossa dai continui attentati (l’ultimo ieri sera, di nuovo a Parigi) è impaurita, scossa, disorientata. Com’è legittimo che sia dopo un fatto eccezionale di tale gravità come l’espulsione di ieri.

B.L.

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