“A Modica Protezione Civile senza telefoni”: la denuncia di Ivana Castello

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Ospitiamo il testo dell’nterrogazione presentata dal consigliere Ivana Castello (Pd) per chiedere lumi al sindaco di Modica sulla disattivazione delle utenze telefoniche alla Protezione Civile comunale.

Egregio Sindaco,

mentre mi accingo a scriverle mi domando con che aggettivo potrei accompagnare la sua qualifica. Lo dico Gentile o Egregio? Caro, o, in modo più formale, Signore? Inclino per un aggettivo pratico: egregio. Il termine si deriva dal latino ex: fuori, e grex gregis: gregge. Egregio, in somma, si dice di qualcuno che è fuori del gregge. Essere fuori del gregge può costituire un pregio o un difetto, a seconda del gregge (gruppo) di riferimento. Può essere anche neutro. Essere fuori come un balcone, ad esempio, è un riferimento neutro, anche se non lo è sempre. Ma lei ha un’ulteriore dote: è egregio anche se non esce dal gruppo. Riesce a stare nel gruppo, ad esempio, dei costumi amministrativi proprii della prima Repubblica, con istinto ed eccellenza. E in questa eccellenza, che richiama un po’ il termine eccedenza, eccedere, uscir dal gruppo, lei è di nuovo egregio. La politica, d’altronde, è una scienza che afferisce alle attività pratiche. E la sua singolarità prende corpo quando tira, in funzione rielettorale, ogni possibile scelta alle estreme conseguenze. Nei primi tre anni, ad esempio, ha speso tutto ciò che ha potuto ed oggi, non potendolo più fare, perché… insomma mancano i denari, mi pare abbia cominciato con gli abbuoni, riducendo, così, gli introiti. I bisogni dei cittadini sono solo un campo di battaglia in cui lei si aggira, spietato come un fondamentalista ma anche, debbo riconoscerlo, con la maestria di un un artista del bulino, per incidere sin nel duro gravame tributario, a favore di alcuni e a scapito d’altri. Non solo, ma riesce sino a compiere qualche spesuccia inutile a scapito della stessa incolumità dei cittadini.

Immagino la sua persona, leggendo queste righe, trasecolare, ma ora le spiego.

Lei sa che esistono delle linee telefoniche poste a supporto della protezione civile comunale, del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) e del Centro Operativo Misto (C.O.M.); sa anche che tali linee sono disattivate dal mese di maggio 2015. Sta di fatto che il responsabile del IV settore (Sviluppo economico, protezione civile, etc.), le ha scritto, esattamente il 18 ottobre di quest’anno (2016) (prot. n. 53201), per informarla della loro disattivazione, in uscita e in entrata. Le ha anche segnalato «la grave criticità e le altrettanto gravi ripercussioni che tale stato di fatto comporterebbe nel caso in cui condizioni emergenziali imprevedibili richiedessero l’attivazione dei presidi previsti (…)» (Lettera, secondo capoverso). Le suggerisce insino che potrebbe essere necessario informare la Prefettura, per la sua qualità di organo sovraordinato alla gestione delle emergenze. Quasi in un orecchio le soffia che potrebbe essere opportuno segnalare alla Telecom che le linee interrotte riguardano servizi «che per loro natura e finalità debbono essere sempre efficienti e funzionanti.»

Due giorni dopo, il 20 ottobre, riceve un’ulteriore lettera (protocollo n. 53829) con cui, lo stesso responsabile del IV settore, chiede «l’urgentissima riattivazione» delle linee telefoniche «ai fini della salvaguardia della sicurezza e della incolumità pubblica». La lettera è inviata, per conoscenza, anche alla Prefettura.

Quattro giorno dopo, il 24 ottobre, prot. n. 54385, si è mossa lei personalmente e ha scritto una lettera, forse di melina, al Prefetto di Ragusa. Anziché provvedere a pagare quanto di dovere con la tempestività necessaria, ha sottovalutato la delicatezza del problema e si è rivolta al Prefetto, per chiedere il suo intervento verso la Telecom, per la riattivazione immediata delle linee telefoniche. Conclude osservando che tale stato di fatto potrebbe comportare, «nel caso in cui si presentassero condizioni di emergenza, grave nocumento per l’intera collettività.»

Le chiedo:

 

-lei sa che la Telecom è un organo dello Stato su cui incombe l’obbligo di tenere efficienti e funzionali le linee telefoniche della Protezione civile, anche se non le vengono pagati i relativi canoni?

 

Capisce bene che se la risposta è negativa, lei non avrebbe dovuto chiedere al Prefetto di farsi messaggero dell’esigenza della città presso Telecom; se ritiene, invece, che l’obbligo gravi su Telecom, potrebbe essere, anche, encomiato, poiché avrebbe individuato esattamente l’anello responsabile della disattivazione.

 

E’ venuta una quarta lettera, esattamente il 15 novembre 2016 (prot. n. 58885), con cui il responsabile del settore X (Manutenzioni e Gestione del patrimonio immobiliare), porta un po’ di luce in questo immoto mare di dubbiezze. Il suo esordio è limpido:

 

«Premesso che questo Ente deve garantire la continuità dei servizi prestati dalle varie Società di telefonia (…) a supporto di organi ed uffici comunali (…)» (primo capoverso).

 

Ritenuto, continua, «che occorre procedere al rinnovo annuale del servizio fornito dalle varie società di telefonia stimato in € 105.000,00» (secondo capoverso); e constatato che il Comune dispone solo di 57.500,00 euro (secondo capoverso); constatato, infine, aggiungerei io, che si è preferito rinnovare altri contratti di telefonia e compiere altre spesuole, per cui il Comune non dispone dei fondi per pagare la Telecom e non la paga da sì tanto tempo, che la società di telefonia è stata costretta a tagliare le linee di un servizio essenziale; l’ottima P.O. conclude chiedendo al Sindaco di predisporre l’impinguamento del capitolo 330, in modo da garantire il regolare svolgimento dell’attività amministrativa.

 

Il quinto ed ultimo atto vede il debutto della Prefettura. Il 18 novembre 2016, con lettera al protocollata in Comune al n. 60035, il Prefetto le comunica che ha pregato i responsabili della Telecom «di valutare, con ogni favorevole intendimento, l’opportunità di ripristinare i collegamenti telefonici (…) che costituiscono un servizio di pubblica utilità.» (secondo capoverso).

 

La Telecom ha risposto precisando che:

 

«la disattivazione delle utenze è da intendere quale cessazione del servizio per grave inadempimento (…), giusta comunicazione di risoluzione contrattuale del 17 Settembre 2015. Con ulteriore precisazione la Telecom soggiunge che ” …la sospensione delle utenze, posta in essere il 25.05.2015, aveva già lasciato esenti le utenze segnalate dallo stesso Ufficio della Protezione Civile del Comune, linee che pertanto non sono state interessate neanche dalla definitiva cessazione in essere”» (terzo capoverso).

 

«Nel confidare» conclude il Prefetto «in una soluzione rapida (…), chiedo alla S.V. di tenermi cortesemente aggiornata al riguardo.»

 

L’interrogazione si riduce, dunque, a pochi quesiti:

 

– si rende conto che le spese di telefonia servono a tenere legata, in casi emergenziali, la cittadinanza alla struttura comunale e, quindi, vanno ritenute prioritarie rispetto ad altre spese che procacciano più voti?

– si rende conto che la telefonia degli uffici di protezione civile serve a tenere in vita la cittadinanza in caso di emergenze dannose, sopratutto telluriche, e, di conseguenza, è importante tanto quanto è importante la vita stessa dei cittadini?

– si rende conto che per un anno e mezzo ha esposto i cittadini al rischio di trovarsi nel caos di un’emergenza che, per mero caso, non è avvenuta, senza una centrale operativa che potesse organizzare, in mancanza dei mezzi telefonici d’istituto, gli interventi d’aiuto?

– ha provveduto a pagare quanto è stato definito «grave inadempimento» da parte della Telecom, in modo da avere il ripristino delle linee telefoniche?                                                                        

– qual è la situazione al momento attuale?

– ha provveduto a comunicare al Prefetto l’odierno stato della telefonia di supporto alla Protezione civile comunale?

 

Abbiamo sostituito gli alberi in via Quasimodo e non abbiamo i soldi per metterci in regola con la telefonia d’emergenza?

Ivana Castello

 

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